31 agosto 2009

Sessanta racconti - Dino Buzzati

Riuniti in raccolta dallo stesso Buzzati nel 1958, i “Sessanta racconti” vengono considerati a ragione una summa del mondo poetico dello scrittore. Vi si trova rappresentata l’intera gamma dei suoi motivi ispiratori, dalla visione surreale della vita all’orrore per la città, dagli automatismi esistenziali introdotti dall’uomo tecnologico alla suggestione metafisica.
Il taglio del racconto ben si presta alla narrativa di Buzzati, che, vero mago della composizione breve, spaziando tra meraviglioso, favoloso e immaginario traduce in gioco tragedia o mistero le situazioni che potevano apparire più banali o scontate.

Recensione

Troviamo insieme in questa raccolta diverse serie di componimenti brevi dello scrittore e giornalista milanese, tra cui “I sette messaggeri”, “Paura alla scala” e “Il crollo della Baliverna”, oltre ad altre novelle singole composte tutte prima del 1958.
La collocazione cronologica è riconoscibile nelle coordinate sociali e culturali della maggior parte dei racconti: il contesto è quello di una situazione borghese, italiana, ma potrebbe facilmente adattarsi a una realtà generica, che si sente minacciata in vari modi e in varie forme nella sua più intima essenza.

L’inquietudine esistenziale è il denominatore comune di tutti i racconti, che stilisticamente variano parecchio, da toni narrativi alla Guareschi, come “Il cane che ha visto Dio”, a ispirazioni che fanno pensare a Calvino dei destini incrociati come nei “Sette messaggeri”, a tematiche più legate al disagio sociale (“Non aspettavano altro”) e via via a tutta la tradizione letteraria italiana del periodo della seconda guerra mondiale.
Un tema ricorrente, quello dell’ansia bellica e post bellica per la ricerca dell’arma finale, si declina in varie forme, dall’ascesa dello scienziato Manarini in “L’invincibile”, alla paura per la corsa all’armamento atomico in “Appuntamento con Einstein”, in cui l’ordigno nucleare diventa uno strumento diabolico, alla tragica epopea della “Corazzata Tod”, sulla disfatta degli eserciti nazisti, un racconto che richiama da vicino per certi aspetti, in particolare il finale inspiegabile, le avventure del Gordon Pym di Poe. Un’altra deriva della paura di una guerra totale è quella delle visioni apocalittiche in “La fine del mondo”, della contrapposizione in blocchi seguita alla guerra, il terrore borghese di una rivoluzione comunista che avvelena senza motivo una prima scaligera in “Paura alla Scala”, per inciso uno dei racconti più lunghi e articolati, dedicato alla musica, come “Il Musicista invidioso” e altri ancora.

La sottile irrequietezza nei brevi scorci descrittivi di Buzzati assume, in forma di racconto, temi e suggestioni metafisiche che troviamo, più o meno negli stessi anni, nelle poetiche dell’ermetismo e in tele come “Le muse inquietanti”. Il racconto, come la poesia di Montale o il quadro di De Chirico, diventa con Buzzati un varco, una porta, anzi forse, date le dimensioni, uno spiraglio, che permette una visione del reale alternativa e quasi sempre spiazzante: proprio negli anni della ripresa e del boom economico lo scrittore mostra con i suoi sketch brevi e profondi il lato meno spensierato e conformista della realtà borghese italiana, le sue paure, le sue debolezze, le sue idiosincrasie, i suoi tic.
Il risultato sono dei brevi pezzi, alcuni dal taglio quasi giornalistico, che raramente indulgono all’analisi introspettiva o approfondiscono e caratterizzano personaggi: i racconti di Buzzati quasi non hanno protagonisti, o perlomeno non li individuano in modo forte. In essi prevale la volontà di suscitare emozioni che vanno dalla paura, all’angoscia, all’ansia, all’inquietudine, al sospetto: una goccia spaventa un intero condominio perché risale le scale dal basso in alto ogni notte, come una raffinata tortura cinese ricavata da un classicissimo adynaton (il fiume che risale verso la sorgente); una città, Anagoor, si erge al confine tra sogno e leggenda nel Sahara e nessuno riesce a entrarvi, mentre intere folle attendono l’apertura delle porte per decenni, pazientemente; un re in esilio (forse “Sciaboletta”, Vittorio Emanuele III?) getta nel panico e provoca la distruzione degli scavi in una missione archeologica egiziana per aver litigato con una statua del dio Thoth dalla testa di Ibis. Ancora, il viaggio appare un tema forte come metafora dell’inconoscibilità del destino umano in “Direttissimo”, nei “Sette messaggeri” o in “Il mantello”, in cui il tema del breve ritorno dalla morte assume tinte da leggenda metropolitana ante litteram.

Altrove emerge con forza la paura, spesso ridicolizzata, del giudizio sociale così forte per una mentalità falsamente moderna ma ancorata a categorie arcaiche come quella dell’italietta del dopoguerra: così agiscono i fantasmi dispettosi di “Qualche utile indicazione a due autentici gentiluomini”o di “Battaglia notturna alla Biennale di Venezia”. Altre volte non sono i tromboni intellettuali il bersaglio dello sguardo beffardo dell’autore ma è semplicemente il gusto per il rovesciamento della realtà che lo spinge a introdurre il lettore in una dimensione surreale, come in “Occhio per occhio” (come non pensare alle metamorfosi di Kafka?), “L’uccisione del drago” o “Il borghese stregato”, con atmosfere degne del mistero di “Picnic a Hanging Rock”.

Pur con delle vicinanze ai terreni del gotico e dell’orrore, Buzzati si mantiene sempre entro i confini del rigore formale e sostanziale, non supera mai i limiti, le sue situazioni sono controllate da un senso della misura quasi classico: possiamo facilmente immaginarlo mentre, con un sorriso silenzioso, osserva il tipico borghese italiano leggere i suoi racconti diviso tra stupore, riprovazione e curiosità.

Dettagli del libro

  • Titolo: Sessanta racconti
  • Autore: Dino Buzzati
  • Editore: Arnoldo Mondadori Editore
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Oscar Narrativa
  • ISBN-13: 9788804458753
  • Pagine: 531
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,40 Euro

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