1 luglio 2009

Turista da banane - Georges Simenon

Oscar Donadieu, giovanotto sensibile e introverso, ultimo erede di un potente clan di armatori della Rochelle, sbarca a Tahiti sognando «di immergersi nella natura, di vivere a tu per tu con lei e con lei sola, rinunciando agli agi della civiltà». Eppure, già nel corso della traversata, qualcuno lo ha messo in guardia: «Forse farebbe meglio a non scendere dalla nave e a tornarsene dritto in Francia». Eviterebbe così di diventare uno di quelli che i locali definiscono sprezzantemente «turisti da banane», relitti della vita tropicale vaganti fra sbronze tristi, ragazze facili, squallide notti e sordidi intrallazzi. Con fierezza, Donadieu pensa che queste cose possono succedere ad altri, non a lui. Ma la realtà è vischiosa, e il destino ignora la geografia. E a dispetto dello scenario di palme e luce abbagliante, la cupa sorte della famiglia Donadieu non tarderà a compiersi, in questo romanzo dell’evasione impossibile. Compiuto a Porquerolles nel 1936 dopo un viaggio intorno al mondo durato cinque mesi, "Turista da banane" fu pubblicato nel 1938.

Recensione

Turista da banane è un libro bellissimo e spietato. La vicenda del giovane Oscar, dilaniato tra il desiderio di differenziarsi dalle proprie origini e la propria fragilità, lo rende il protagonista ideale per una storia che tiene il protagonista incollato al testo fino all’ultima pagina. Vittima della propria ingenuità, fragilità e debolezza, Oscar sembra riflettere i conflitti che prima o poi attraversano ognuno di noi durante il periodo della crescita. Tuttavia, lui ha l’aggravante di essere completamente solo. Sia emotivamente che fisicamente in quanto sull’isola sulla quale ha deciso di cominciare una nuova vita non conosce nessuno. Non ha nessun modello mentale a cui fare riferimento, nessun amico lontano a cui scrivere, nessun conoscente su cui contare. L’unica cosa che possiede sono le proprie illusioni di lealtà, onestà, purezza d’animo ed il suo spasmodico desiderio di essere in armonia con sé stesso e con la natura che lo circonda.
Nella storia familiare di Oscar gli unici valori che sembrano esistere sono il controllo e i rapporti di potere ed è proprio contro questi non-valori che il giovane Donadieu si batte senza successo. Mi sono spesso commossa nel leggere i tormenti e le speranze di questo giovane che tenta di essere migliore, generoso e differente senza avere idea di come fare. Purtroppo, come in un gioco crudele, Oscar si scontrerà con i propri limiti che alla fine prenderanno il sopravvento perché alimentati dal suo continuo negarseli. L’errore di Oscar è considerarsi un debole a causa del proprio bisogno di amicizia e di compagnia, della sua paura di restare solo di notte nel suo capanno nella foresta, della sua malinconia e della sua tristezza. Il suo orgoglio e la sua inflessibilità gli impediscono di aiutarsi e ciò gli costerà un prezzo che non avrebbe mai potuto immaginare.

E’ come se Simenon, partendo da una vicenda realmente accaduta, ci riportasse un fatto di cronaca che può avere molti significati, oltre alla divulgazione. Tra le pagine di questo libro è come se, talvolta, mi fossi trovata a leggere un’opera psicoanalitica che racchiude in sé il monito di non negarci ciò che siamo e ciò che desideriamo.

Dettagli del libro

  • Titolo: Turista da banane o Le domeniche di Tahiti
  • Titolo originale: Touriste de bananes
  • Autore: Georges Simenon
  • Traduttore: Frausin Guarino L.
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 1996
  • Collana: Biblioteca Adelphi
  • ISBN-13: 9788845912269
  • Pagine: 180
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

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