Noi siamo gli emarginati per scelta, siamo quel 7% che legge più di 10 libri all'anno. Siamo quelli che spengono la tv per accendere un libro. Siamo quelli che dormono con la pila dei libri vicino al letto e ci addormentiamo con il dito fra le pagine. Siamo quelli che sanno che c'è un mondo a portata di "pagina". Siamo quelli che non entrano in libreria solo a Natale e che sentiamo quell'odore così particolare...
Siamo quelli che leggono e leggeranno sempre, anche al buio.

giovedì 3 dicembre 2009

INTERVISTA A PAOLO SCATARZI E MARCO VALENTI AUTORI DI UN SENSO ALLE COSE

Marco Valenti e Paolo Scatarzi sono gli autori di Un senso alle cose, un libro che e' stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico.





Il libro:

Lettere. Scritte a mano. Alle soglie del 2000. Anche se esistono telefoni, fax, sms e posta elettronica. Invece: carta e penna. Perché l’amicizia di una vita, che rischia di rompersi, vuole parole ferme, definitive. Marcello e Luca non possono vedersi, per parlare. Hanno fatto scelte diverse; vivono lontani, e hanno litigato. Ma la loro amicizia è valore, riferimento; cardine. E rischia di schiantarsi proprio quando, alle soglie dei quaranta anni, entrambi fanno i conti con l’esistenza. Storie; crescita; sentimenti; sconfitte; illusioni; prospettive: tutto passa al setaccio dell’anima prima o poi.
Luca: “Col senno di poi non guarisci le ferite, Marcello…”
Marcello: “La formazione, Luca; la nostra crescita; il nostro essere diventati adulti; perché siamo fottutamente adulti, in una vita più dura di quanto immaginassimo…”


Intervista

Paolo e Marco, innanzi tutto complimenti per “Un senso alle cose” che ha finora ottenuto un grande successo con moltissime opinioni positive su aNobii e commenti entusiastici. Nei prossimi giorni il vostro libro sara’ presente a “PiùLibriPiùLiberi”, la fiera annuale della piccola e media editoria, che si tiene a Roma ogni anno dal 5 all’8 dicembre. Come vi e’ venuta l’idea di scrivere un libro a quattro mani?

L’idea è nata davanti a una pizza, nell’agosto del ’97, in una sera passata a declinare concetti che ci sono cari e che ci sembravano perduti, o dimenticati. Il desiderio di esprimerli; di ribadirli in qualche modo, e l’amore per la scrittura, ci hanno fatto iniziare a giocare. Il gioco ci ha entusiasmato e, nel tempo, è diventato serio.

Luca e Marcello sono i due protagonisti del libro. Due persone profondamente diverse tra loro anche se legate da una solida amicizia capace di resistere ai mutamenti e alle difficili situazioni della vita. Quanto di voi e’ presente nei vostri personaggi?

“La diversità di vedute che cerca una convivenza” è il concetto che più ci accomuna ai personaggi. Poi, ovviamente, parte di noi e di ciò che crediamo ha contribuito a costruire le due psicologie.


Luca e’ una figura spirituale mentre Marcello incarna maggiormente un uomo del nostro tempo, preso tra mille impegni ed altrettanti dilemmi. Come avete sviluppato i vostri personaggi?

Apparentemente Luca è una figura ‘solo’ spirituale. Apparentemente Marcello è una figura ‘solo’ pragmatica. Ma sono due facce della medesima realtà in crisi. L’idea era quella di creare due personaggi ‘paradigmatici’ – in quanto tali, un po’ estremi – che finissero poi per elaborare una …medesima soluzione.


La figura della donna, nella persona di Antonella, incarna in qualche modo la volubilita’, il fascino, l’inafferrabilita’. Lei e’ l’elemento che divide e che unisce. Quali altre figure femminili della letteratura vi hanno particolarmente affascinato? Antonella, personaggio riuscitissimo, puo’ essere percepita come una anti-eroina. Qual’e’ il messaggio che questo personaggio porta con se’?

Non abbiamo pensato mai a figure simboliche già presenti nella letteratura, inventando Antonella. In una letteratura – come quella odierna – che vede la donna muoversi nella realtà, e nella sua propria realtà, noi siamo partiti forse – perdona l’ardire – da un concetto vagamente stilnovistico.


Antonella, personaggio riuscitissimo, puo’ essere percepita come una anti-eroina. Qual’e’ il messaggio che questo personaggio porta con sé?

Nella nostra idea, Antonella è la personificazione della Passione, con la P maiuscola. E’ misteriosa, estemporanea e ispiratrice. La sua presenza, il suo passaggio, i suoi movimenti, e la sua indefinibilità, caratterizzano e influenzano momenti della vita dei due personaggi.

Quali sono stati gli autori che hanno maggi ormente contribuito alla vostra formazione letteraria e che hanno lasciato un’impronta nel vostro modo di scrivere?

Condividiamo l’ammirazione per diversi autori del ‘900 italiano, così ricco e intenso. Molti di questi autori sono citati nel romanzo. Abbiamo cercato, tuttavia, di elaborare qualcosa di nuovo, pur sfruttando un’idea classicissima come quella di un epistolario. A livello strutturale, lo abbiamo fatto inserendo due racconti in terza persona, funzionali alla storia, fondamentali per spiegare quelle cose che due amici, scrivendosi, danno per scontate.


Qual’e’ il messaggio che vorreste che venisse percepito attraverso il vostro libro?

Volevamo forse istigare chi legge a ritrovare sé stesso; a definirsi, attraverso le cose che ama e le scelte che ha fatto. Un po’ come accade ai due personaggi.

In “Un senso alle cose” emerge chiaramente il gusto di “dedicarsi del tempo” per riflettere, assaporare la vita e anche il buon vino. Quali sono le vostre passioni?

In generale quelle declinate del romanzo. In particolare la letteratura, l’arte, il disegno; la buona musica. Ma soprattutto le cose fatte bene, senza fretta commerciale; godute fino in fondo. Come una buona conversazione, in compagnia di un buon vino. Il tempo trascorso “bene” …è tra queste.


Volete raccontarci qualche cosa del vostro lavoro e della vostra vita?

Due vite come tante. Lavoro, famiglia, figli, … incerti, problemi, gioie, successi, fallimenti. Abbiamo una formazione simile e idee diverse; anche se la pensiamo allo stesso modo, su molte cose. Al momento facciamo due lavori …dipendenti. Accarezziamo sogni, in comune con tutte le persone di mezza età; e cerchiamo di ritagliarci degli angoli di qualità, nella vita.

Si dice spesso che sia difficile iniziare per gli autori emergenti. Volete raccontarci la vostra esperienza?

Quando nacque l’idea, abbiamo condiviso un imperativo categorico: non avremmo mai pagato per pubblicare una riga. Siamo rimasti fedeli al principio. Farsi pubblicare non è semplice. Abbiamo scelto un’edizione “print on demand”, presso l’editore Boopen, di Napoli, trovato via internet. Il romanzo ha avuto subito un riscontro di apprezzamenti che forse non ci aspettavamo. E’ stato aiutato da amici, estimatori e persone entusiaste, che lo hanno divulgato a loro volta. Anobii e il suo passaparola sono stati fondamentali. Lo abbiamo presentato a Napoli, a Galassia Gutemberg, e a Pesaro, alla Festa Pesaro, nel 2008. Ora l’editore ci ha proposto ristampa e promozione. Con queste novità andiamo a PiùLibri PiùLiberi, a Roma, dal 5 al 8 dicembre al Palazzo dei Congressi. Saremo spesso lì, per chi volesse venirci a trovare.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Ciascuno di noi prosegue a scrivere, per passione. Marco ha un romanzo nel cassetto; una raccolta di racconti, pubblicata sempre con Boopen (s’intitola: “Cinque canti di separazione”) e sta lavorando a un altro suo progetto di scrittura (un nuovo romanzo breve? Un racconto lungo? E’ da vedere). Paolo ha un romanzo nella testa, per il quale sta facendo ricerche; una raccolta inedita di poesie e si diverte a scrivere racconti. Entrambi, da qualche tempo, abbiamo un blog.

Entrambi avete un blog e siete spesso in contatto con i vostri lettori su aNobii. Qual’e’ il vostro rapporto col pubblico?

Per il 99 % della nostra esistenza siamo pubblico anche noi, se ci pensi. Non abbiamo mai smesso di pensarla così. E comunque, il sentimento prevalente è la gratitudine verso coloro che non si fermano a ciò che propone il mercato tradizionale, ma osano rischiare l’acquisto di un prodotto che non abbia alcuna notorietà.

Qual’e’ stato il commento finora ricevuto che vi ha fatto maggiormente piacere?

Un saggio critico in piena regola, che abbiamo ricevuto da un’utente anobiiana – con la quale ora siamo in amicizia – e che compare oggi come post-fazione in coda al romanzo, nella nuova edizione. Una di quelle cose che non ti aspetti. E un altro dei piacevoli miracoli di Anobii.

Desiderate aggiungere qualche cosa, un messaggio per i vostri lettori?

Un ringraziamento sentito a chi prosegue a scegliere con la propria testa, e l’invito continuo a esplorare; dentro lo specchio, in primo luogo.

Link ad aNobii: Un senso alle cose


Intervista di
Vittoria A.





lunedì 30 novembre 2009

Anobii - Il tarlo della lettura, finalmente in libreria

E' uscito finalmente, giorno 26 Novembre, aNobii - Il tarlo della lettura, il metalibro che raccoglie le cinque recensioni più votate ai cento libri più popolari, più altre cento 'bonus track' su libri meno conosciuti. Seicento recensioni, trecentotrentatrè recensori, duecento libri: questi i numeri, queste le premesse. A cura di Barbara Sgarzi, con prefazione di Luca Sofri e disegni di Chiara Rapaccini.
Il titolo del libro fa riferimento, naturalmente, all'Anobium Punctatum, il tarlo della carta, e un simpatico gioco di parole ci riporta a quel che è effettivamente il contenuto del libro: perché i tarli siamo noi. Noi che 'divoriamo' letteralmente i libri, noi che li amiamo visceralmente e ne consigliamo la lettura al mondo intero, e sempre noi che, dopo aver sentito i cori di Osanna!, li leggiamo e poi li demoliamo pezzo per pezzo cercando di impedire che altri poveri sventurati compiano il nostro stesso errore. Condannati senza appello, innalzati al pantheon delle Divinità Libresche o rigettati nel mare dell'anonimato, finalmente sono disponibili su supporto cartaceo recensioni
veramente senza peli sulla lingua.
Le recensioni sono classificate in base alla loro forma e al loro contenuto:
Senza pietà, perché a volte certi libri sono proprio indifendibili; Il diritto di non finire, perché Pennac è maestro e ci insegna che la lettura è una gioia, non un'imposizione; Dove l'ho letto, sicché non importa solo il 'cosa', ma anche il 'come'; Semplicemente mi è piaciuto, perché quando ti piace ti piace, insomma; ma anche Questo film l’ho già letto, Passaparola, Anche no, Divorati, Letto e riletto, Massimi sistemi.
Ciascuna recensione è seguita da una piccola playlist tratta dai libri preferiti nella libreria dell'autore (non mi scollerò mai più di dosso quel Via col vento in prima posizione), e, in alcuni casi, da un asterisco che imita un link ipertestuale, e rimanda alla recensione di uno di questi, tra i meno conosciuti.
Dulcis in fundo (letteralmente), il libro si chiude con quattro piccole sezioni che raccolgono delle 'perle' tratte dalle recensioni presenti: gli Ipse Dixit, Il dono della sintesi, Il sapore dei libri e Diamo i numeri.

Da
Siddharta a L'autunno del patriarca, passando per Calvino, la Rowling, Stephenie Meyer, Benni, Pennac, Faletti, Dan Brown, Orwell, insomma, per tutti quei libri che, sottovalutati o sopravvalutati, classici o supreme manifestazioni del trash, hanno sicuramente qualcosa in comune: sono chiacchierati.

Il libro ha già fatto parlare di sé su aNobii. C'è chi attende con trepidazione di averlo tra le mani, chi promette autografi agli amici godendosi le sue due paginette di gloria, chi si chiede quanto del ricavato andrà effettivamente ad
Emergency, chi rosica un pochino, chi critica i criteri di scelta o chi, semplicemente, è contrario all'operazione. Io spero semplicemente che non resti nella cerchia dei lettori anobiiani (che lo compreranno, se non l'hanno già fatto, anche e soprattutto per poter leggere il proprio nome o quello dei conoscenti tra le pagine), ma che circoli anche tra chi è appassionato di lettura, perché tutti possano sapere che c'è chi parla sul serio senza peli sulla lingua e, perché no, perché possa fornire qualche spunto di lettura.

Una cosa è certa: l'ho posizionato nel posto d'onore della libreria, per poter dire a parenti e amici in visita che, almeno in qualche paginetta, per una volta sulla carta ci sono stata anch'io.
Cosa che, purtroppo, non potrò dire della presentazione, che si terrà il
3 dicembre alle ore 18:30 presso la Biblioteca Sormani (Sala del Grechetto) di Via Francesco Sforza 7 a Milano.


Articolo di Sakura87


aNobii - Il tarlo della lettura
AAVV - Curato da Barbara Sgarzi
2009, 463 pagine, rilegato.
18,00 € - Rizzoli

Come Dio comanda

Niccolò Ammaniti



I Contenuti

Anno 2006, su una pianura fangosa percorsa dal Forgese nei pressi di Varrano, in un abbozzo di casa a due piani delimitata da campi e colline, abitano Rino e Cristiano Zena, circondati da piatti sporchi lasciati nel lavello unto, da cartoni di pizza con resti di cibo sparsi sul pavimento e lattine di birra gettate qua e là.
L’anima della baracca è l’amore tormentato da violenze e incomprensioni tra il padre e il figlio, uniti da un rapporto pieno di conflitti, nel quale però non manca il sostenersi a vicenda. Compagni di sventure dei due sono il povero pazzo Corrado Rumitz, alias Quattro Formaggi tormentato dai tic dopo uno spiacevole incidente con i cavi dell’alta tensione e Danilo Aprea, alcolista tormentato dalla morte della figlioletta Laura e dall’abbandono della moglie Teresa. I quattro amici vivono un’esistenza difficile e pungente, fatta di notti a bere, rientri a casa ubriachi, andare a caccia di sesso nei Pub più malfamati, lottando ogni giorno con le unghie per il rispetto. Le loro vite cambieranno per sempre e in questo caso, non è solo un modo di dire: una notte decidono di tentare il colpo al Bancomat di Varrano, stanchi della miseria che non permette loro di arrivare alla fine del mese. Quella notte, che sarà maledetta non solo per loro, li trascinerà in quattro destini differenti, crudeli ma allo stesso tempo fatalmente intrecciati anche alla vita di altre persone, tutto per caso o semplicemente, come Quattro Formaggi dice, perché così Dio comanda.


La Recensione

Nulla di nuovo sul fronte orientale. O quasi.
Il profondo nordest mostra il lato oscuro del modello produttivo che traina il sistema Italia. Schiacciati tra quartieri residenziali e centri commerciali gli emarginati, i tre balordi Danilo, Quattroformaggi e Rino, più Cristiano, il figlio adolescente di quest'ultimo, sono costretti ad accontentarsi degli spazi residuali di periferia e conducono una vita al limite della miseria, sugli ultimi gradini della scala sociale, senza prospettive di riscatto.
Vivono insieme perchè si sostengono a vicenda: Cristiano e Rino sono talmente soli che l'uno senza l'altro sarebbero del tutto persi in una società che, ad andare bene, neppure si accorgerebbe della loro sbalestrata esistenza. Padre e figlio, abbandonati dalla figura femminile e da ogni possibile elemento di affettività (già nell'incipit: il padre ubriaco impone al figlio, come prova di coraggio, di uscire in pigiama, in piena notte, sulla neve, per sparare a un cane il cui abbaiare lo disturba), sono uniti come risposta all'esclusione dal resto della comunità civile.
Rino, disoccupato, tatuato e nazistoide, è il capo di altri due balordi e insieme a loro progetta un furto a un bancomat in stile "i soliti ignoti". Danilo è un operaio diventato alcolista dopo la morte della figlioletta soffocata da una cintura di sicurezza difettosa e l'abbandono della moglie. Quattro Formaggi è un demente che trova in Rino, conosciuto in un collegio/orfanotrofio, la sola persona che non lo tratta da minorato qual è, ma anche lui, a forza di ingoiare rospi, sviluppa un lato della personalità oscuro e belluino, sublimato nella carnalità di Ramona, una pornoattrice che visita i suoi sogni e le sue fantasie. Cristiano prima ancora di finire le scuole medie ha già capito di essere considerato uno scarto di produzione - nel sistema industriale friulano - e che nessuno, dagli insegnanti ai compagni di classe, si aspetta nulla da lui e la reazione è quella del rifiuto preventivo, per evitare di subire delusioni. Non ha nulla: nè un cellulare, nè uno scooter, nè soldi, al contrario dei suoi coetanei e questo, unito all'assenza di una famiglia, fa di lui un ribelle violento sull'esempio del padre, adorato e temuto.
Neppure la situazione di Fabiana, una delle ragazze più popolari della scuola di Cristiano, è serena, nonostante la sua bellezza adolescenziale in stile "reginetta del liceo", la famiglia benestante con villetta e giardino, dei genitori "normali" ma distanti: si sente incompresa e invidia alla sua migliore amica e compagna di giochi Esmeralda un rapporto più diretto con la madre. Ma anche Esmeralda non fa che cercare lo scontro con la figurad materna: entrambe sono vittime di uno scontro generazionale, ma in modo diverso. Esmeralda è infelice per ribellione, Fabiana per disattenzione da parte di un nucleo famigliare che sembra invece solidamente "normale".
Ultimo comprimario è l'assistente sociale Fabio Trecca, che incrocia in vari punti la storia perchè segue per conto del comune la vita di Cristiano e Rino. Arrivato a Varrano da Roma vincendo un concorso pubblico non ha alcuna vocazione per il suo mestiere: semplicemente è l'unica via di fuga dalle sue delusioni esistenziali e sentimentali, ma non riesce a liberarlo da rimorsi e sensi di colpa.
Tutto questo grumo di squallore e disgrazia viene descritto da Ammaniti in modo esemplare: i suoi luoghi, le sue ambientazioni, i particolari sono vividi al punto di risultare a volte fastidiosi. L'incastro delle vicende, la tentata rapina dei quattro balordi che finisce in tragedia, la morte di Fabiana, il futuro già segnato di Cristiano, il tradimento di Fabio vengono presentati come filoni paralleli in una sorta di visione cinematografica.
Lo stile, simile a quello di "America oggi" e "American beauty", si manifesta in una narrazione continua con punti di vista differenti e riesce a creare una omogeneità descrittiva molto forte, capace di evocare in modo convincente patine vissute e atmosfere realistiche. Al punto che i personaggi rimangono in qualche modo invischiati in questo rincorrersi di immagini icastiche e finiscono trascinati via, come i loro destini, dalla piena del fiume Forgese, da cui emerge, malamente infagottato, il cadavere di Fabiana. Non riescono a raggiungere la superficie e a diventare persone. Così anche il dolore che pervade ogni fibra della narrazione resta in superficie e non incide la carne fino in fondo. Con un senso di incompiutezza e di malessere che sembra lasciare il racconto, in qualche modo, incompleto.


Articolo di Polyfilo


Dettagli del libro


  • Titolo: Come Dio comanda
  • Titolo originale: -
  • Autore:Niccolò Ammaniti
  • Traduttore: -
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: -
  • Formato: Brossura
  • ISBN: 8804579854
  • ISBN-13: 9788804502791
  • Pagine: 495
  • Prezzo: Euro 19,00
  • Link aNobii: Come Dio comanda




La pioggia prima che cada

Jonathan Coe



I Contenuti

La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l'abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava ascoltando un disco - canti dell'Auvergne - e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c'era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma... Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e David fanno un po' fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova. E allora non resta - come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto - che ascoltare le cassette incise dalla donna...


La Recensione

L'anziana zia Rosamond è morta nella sua solitaria abitazione nello Shropshire, dopo un'intensa vita di ricordi.
Terminato il funerale, la nipote Gill, mettendo a posto la casa dell'anziana, s'imbatte in alcune cassette presumibilmente registrate dalla zia poco prima di morire, e che costituiscono parte del lascito destinato alla misteriosa Imogen, nominata da Rosamond nel suo testamento.
Gill ricorda di aver conosciuto la piccola Imogen (ora trentenne) al cinquantesimo compleanno della zia, una graziosissima bimbetta purtroppo cieca, e si industria per ritrovarla, ma gli sforzi congiunti suoi e delle figlie non producono risultati. Scoraggiata, decide, insieme alle ragazze, di ascoltare le cassette.
La voce di zia Rosamond, di un'anziana signora ormai alle soglie della morte, risuona nella stanza: la donna vuole lasciare a quelle cassette le sue memorie perché Imogen possa conoscere le sue vere origini, quindi, dopo aver scelto venti fotografie che riassumono ogni fase della sua vita, cerca al meglio di descriverle perché anche una bambina cieca possa vederle con gli occhi della mente.
Tutto inizia così, da una foto in bianco e nero che ritrae la piccola Rosamond sul vialetto di casa...

Capitolo dopo capitolo, la straordinaria e commovente storia di una vita tragica, segnata dall'impossibilità di spezzare un vincolo di violenza e d'indifferenza che si tramanda da madre a figlia, e a cui Rosamond tenta di porre rimedio senza mai riuscirvi.
La scrittura di Coe è diretta, espressiva, evocativa: la sua penna descrive con vividezza impressionante venti fotografie, che sono il simbolo, il segno, di venti epoche diverse. Con estremo tatto sfiora argomenti delicati quali l'omosessualità femminile, l'incomunicabilità familiare, gli squilibri psichici, ricamando una storia che appare velata da pioggia nostalgica.
Un romanzo in pieno stile inglese, che discretamente comunica nel lettore un mesto senso di ineluttabile tragicità, la quale diviene via via più palpabile con il proseguire della storia, fino al giungere dell'inevitabile conclusione.

Articolo di Sakura87



Dettagli del libro


  • Titolo: La pioggia prima che cada
  • Titolo originale: The rain before it falls
  • Autore: Jonathan Coe
  • Traduttore: Vezzoli D.
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Universale Economica
  • Formato: Brossura
  • ISBN: 8807721074
  • ISBN-13: 9788807721076
  • Pagine: 222
  • Prezzo: Euro 7,50
  • Link aNobii: La pioggia prima che cada

venerdì 27 novembre 2009


Full of life

John Fante



I Contenuti


"È la storia di un uomo e di sua moglie, di come diventano genitori di un bellissimo bambino": questa - per usare le parole di Fante in una lettera alla madre - l'idea portante di "Full of life". Ma, come in tutti i romanzi del grande narratore americano, è molto difficile riassumere le invenzioni, l'ironia, le meraviglie della sua scrittura: si può solo goderne il divertimento e la forza che la ispirano. Pubblicato nel 1952 e qualche anno dopo adattato per il cinema (con tanto di nomination all'Oscar per la migliore sceneggiatura), è il libro più comico e autobiografico scritto da John Fante, il suo ultimo romanzo prima del lungo silenzio durato oltre venticinque anni. E dunque ecco John e sua moglie Joyce alle prese con l'arrivo del loro primo figlio, l'improvviso attacco di una schiera di voraci termiti alla loro casa di Los Angeles, il soccorso di papà Nick, il "più grande muratore della California", e ancora una serie interminabile di piccole disavventure e litigate, tra lacrime, sorrisi, crisi mistiche e formidabili bevute di vino. Introduzione di Paolo Giordano.


La Recensione


Lo stesso autore dichiarò di non essere contento di questo libro perché scritto per soldi. Mi vien da dire che se tutti i libri scritti per soldi fossero così belli, il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore. Raccontando in prima persona (caso unico nella sua discontinua produzione, Fante sceglie di usare il proprio nome invece di un alter-ego) del periodo di gestazione della moglie Joyce, Fante riesce a catturare in maniera umoristicamente perfetta quel senso di frustazione, inutilità e solitudine che prova il maschio in quei nove mesi di attesa. Usando gli ingredienti tipici della sua narrazione (il padre testardo e devoto delle tradizioni abruzzesi, il rapporto di amore-odio con la religione cattolica, l'orgoglio alternato al disprezzo per le sue origini italiane), l'autore rende il romanzo una perla di strabordante comicità amara. Nonostante ciò, e nonostante i premi ricevuti, non è il capolavoro di Fante. "Full of life" non ha nè la profondità nè quel pizzico di sano cinismo che contraddistingue gli altri lavori dell'autore di origini italiane. In definitiva, un libro che mi sento di consigliare a scatola chiusa. Apparentemente leggero, riesce a trattare un tema potenzialmente drammatico con una serie di idee, comiche e non, che lo rendono una lettura piacevole e stimolante. Attenzione: il romanzo narra della gestazione dal punto di vista di lui e spesso lei viene descritta come un qualcosa di incomprensibile. Ergo, è più facile per un uomo empatizzare col protagonista mentre le donne potrebbero non trovare il libro così entusiasmante.

Articolo di Daniele


Dettagli del libro


  • Titolo: Full of life
  • Titolo originale: Full of life
  • Autore: John Fante
  • Traduttore: Osti Alessandra
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Stile libero
  • Formato: brossura
  • ISBN: 9788806171421
  • ISBN-13: 978880617421
  • Pagine: XIX - 177
  • Prezzo: Euro 12,00
  • Link aNobii: Full of life

 

Il Saggio del Blog

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"Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima."

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Incipit - L'Inizio del Viaggio

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